giovedì 21 settembre 2017

* La voce dell'autunno *


21 Settembre 2017

E' l'equinozio d'autunno esco a raccogliere foglie cadute, voglio usarle per creare il mio albero personale della gratitudine. Su un lato delle foglie scriverò ciò che lascio andare, sull'altro lato ciò che accolgo e di cui sono grata. Forse, poi, le soffierò nel vento.
Porto con me il libro di Julia Cameron ' La via dell'artista' che in questo periodo mi sta aiutando a liberare da tutti gli schemi mentali il mio artista-bambino, forse troverò il tempo per fare uno degli esercizi consigliati per questa settimana.
Il mio albero preferito m'aspetta come sempre e come sempre io mi siedo ai suoi piedi, mi lascio abbracciare dalla sua grandiosa presenza.
" Scrivi una lettera a te stessa oggi, immaginando di avere ottanta anni", consiglia Julia.
Non ho da scrivere, ma chiudo gli occhi e lascio che le parole dal futuro arrivino a me :

Cara Emanuela,
ti scrivo seduta sotto quella veranda che hai tante volte immaginato. Lo vedo il mare da qui, l'ascolto e d'autunno è ancora più bello e prezioso. Permettimi di cullarti un pò, permettimi di portare via un pò di pensieri. Quanto pensi. Pensi troppo, t'incastri nei meccanismi della mente e perdi di vista il flusso che sempre ti guida.
Ora respiriamo un pò di mare insieme, da qui riesco a vederne la vastità.
Che importa al mare di quell'onda?
Che importa Emanuela, è solo un'onda che passa, lasciala passare, fatti attraversare e poi guardala andare via. Da qui ti vedo, vedo le tue paure, i tuoi dubbi, vedo il tuo sguardo chiuso su te stessa.
I piccoli drammi, i piccoli piaceri, la piccola storia di un'onda.
Certo è, che tutto è molto più grande. Non permettere al tuo sguardo di incastrarsi lì a cercare cause e soluzioni.
Lo senti il respiro del mare? Ah, è ampio.
Hai paura del futuro, temi i colpi di coda della vita, gli imprevisti. Ti barrichi dietro le esperienze del passato come fossi un reduce di guerra traumatizzato.
Più ti difendi, più alzi muri, più il tuo sguardo perde la dimensione ampia dell'anima, si riduce a guardare sempre e soltanto una piccola personalità continuamente in lotta e messa alla prova dalla vita. Da qui, da dove guardo il mondo ora io, l'orizzonte è aperto, espanso.
Tutto ha avuto motivo d'essere, ora lo so, anche l'angoscia e la paura.
Mi sposto al sole, il suo tocco è morbido e dolce in questa stagione, mi piace lasciarmi sfiorare il viso, gli occhi, il cuore. Gli alberi hanno già intessuto un caldo tappeto di foglie in giardino, ho imparato a non spazzarle via, a rispettare la vita che accade sotto.
Gli alberi avranno paura dell'autunno?
Un passero zampetta fra le foglie scricchiolanti, cerca sotto la coperta di foglie.
Tutto passa, tutto ciò che viene porta qualcosa in dono e richiede di avere altro da portare via.
L'esistenza non si ferma mai, brulica anche dove non riesci a vedere, sotto le foglie morte c'è tutto un mondo nuovo che sta nascendo.
Non aver paura delle foglie che cadranno, lascia che l'autunno accada, i mondi nuovi hanno bisogno di tappeti di foglie che li proteggano mentre stanno per venire alla luce.
Torno a respirare il mare, ah, senti come è ampio il suo respiro.
Ciao Emanuela, fidati della vita.


domenica 10 settembre 2017

Persefone * Racconti dal Regno di Ade *




Fu in un giorno come questo che Ade mi rapì, mentre nei campi le messi attendevano di esser riposte, mentre Demetra benediva il raccolto.
Mi rapì la bellezza del fiore ma di più amai le sue radici che affondavano nella scura terra.
Avevo imparato da mia madre a far germogliare i semi, a portare fertilità sulla terra ma non conoscevo altro che la superficie delle cose, i miei occhi, le mie mani cercavano la profonda essenza.
Ade, deve aver percepito il mio desiderio di profondo, per questo rischiò l'ira di Demetra per condurmi lì dove affondano le radici di tutte le cose.
Fu un viaggio spaventoso, non nego che Lui m'apparve come un incubo, troppo profonda pareva la terra e troppo oscura. Io ch'ero abituata alla luce del sole non comprendevo la bellezza dell'ombra.
Ci volle molta pazienza. Ade sa aspettare. Non ero prigioniera, questo no, forse un pò mi incantò, ma ero lì per mia volontà. Lui era il mio bosco oscuro, era il mio passo fuori dal confine, era eccitante e pericoloso. Ero vergine, vergine alla vita, solo figlia quando mi prese. Rapire sembra un reato, prese è più corretto. Qualcuno mi domanda ancora, lo amavi? Lo amavo, lo amo, come si ama l'essenza delle cose, come si ama l'invisibile humus che nutre la vita di superficie. Certo, potevo starmene a saltellare per i campi, potevo godermi il privilegio di essere figlia di una potente Dea, avrei potuto si, ma l'anima del mondo non è solo apparenza; è profondità nascosta e misteriosa.
"T'inganno con il melograno", altri pensano di sapere, non fu inganno almeno quanto non fu rapimento, Ade ha i suoi metodi che non appartengono al regno degli uomini.
Ade sente il profondo, i desideri dell'anima, e li avvera. Così a noi esseri di superficie appare inganno quello che è nutrimento e rapimento quello che Lui chiama invito.
Fui invitata e nutrita col cibo dei morti, poiché morti sono coloro che ancora non appaiono o non appaiono più. Ogni futuro ha le radici nel regno di Ade.
Ora torno ogni tanto in superficie poi però è nell'invisibile che trovo nutrimento e ispirazione.
Nessuno può rimanere innocente per sempre, nessuno può pensare di vivere davvero senza morire un po qualche volta.

Emanuela Pacifici



lunedì 4 settembre 2017

* Il recupero della pelle/anima * rituali fiabeschi di Luna Piena




Mentre preparo la valigia per un breve ritiro di fine estate, mi viene in mente che il 6 Settembre per la Luna Piena in Pesci sarò al mare e non posso fare a meno di pensare che sarà il momento perfetto per il mio annuale bagno di Luna Piena.
Questa è una piccola magia fra me e la mia natura acquatica, succede sempre, almeno una volta all'anno, nonostante io viva piuttosto lontano dal mare, che mi ritrovi in Luna Piena ad offrire un piccolo dono all'acqua.
Cerco qualcosa da mettere in valigia come offerta e il libro "Donne che corrono coi lupi" si affaccia come messaggio chiaro e diretto dalla tasca dove l'avevo riposto. 
Il mare, la Luna Piena in Pesci e il segnalibro fra le pagine della fiaba Pelle di Foca fanno il resto, eccomi a scrivere la mia offerta al mare.
Pelle di Foca così come la Sirenetta di Andersen raccontano la perdita della vera essenza di sè, della pelle o della coda di pesce, un sacrificio per ottenere in cambio la soddisfazione del bisogno egoico di essere approvate e amate.
Clarissa Pinkola Estès scrive, parlando di Pelle di Foca :
*"Perdiamo la pelle anima lasciandoci troppo coinvolgere dall'Io, diventando troppo esigenti, perfezioniste, o facendoci senza necessità martirizzare, o lasciandoci trascinare da un'ambizione cieca , o abbandonandoci all'insoddisfazione- per noi stesse, la famiglia, la comunità, la cultura, il mondo- senza fare o dire nulla, o pretendendo di essere una fonte inesauribile per gli altri, o non facendo tutto il possibile per aiutarci. Le maniere di perdere la pelle-anima sono tante quante sono le donne del mondo."*
La mia offerta è la falsa pelle o le gambe umane che ho avuto in cambio della mia vera identità.
Scrivo la mia lista di qualità-caratteristiche che consegnerò al mare, gli aspetti della personalità di facciata che rispondono ai bisogni del mondo ma che non sono la mia Vera Pelle.
Lentamente mi spoglio nuda, nuda dei ruoli; moglie, madre, scrittrice, sorella, figlia, amica.
Lentamente appare la mia pelle, la pelle-anima.
Mi immergo ancora prima di annusarlo il mare nel mio abisso personale, molte voci tentano di distrarmi, mi richiamano in superficie; "devi andare a prendere la lista dei libri prima di partire", 
"devi telefonare per quell'appuntamento dal dentista e rimandarlo", "devi ricordarti di mettere in valigia ...".
*Il furto aggravato della pelle di foca avviene in modo molto più sottile attraverso il furto delle risorse e del tempo di una donna.*
  Non ascolto, non mi lascio catturare, so che adesso ho bisogno di tornare ad essere sirena, ho bisogno della mia coda di pesce e il mondo di superficie non mi incanta.
C'è un'unica voce a cui presto attenzione, la voce che viene da Casa, dal luogo profondo e quieto dove so di ritrovare ispirazione, meraviglia, nutrimento.
Ho passato troppo tempo lontano da Casa. Sorda e cieca. Persa nel bisogno di essere brava in ogni ruolo perchè solo così potevo sperare di essere amata. Ho ceduto per troppo tempo la mia coda di pesce, la pelle di foca.
* Non temere di non sapere. In varie fasi ed epoche della vita così deve essere. Questo tema delle favole e dei miti ci invita a seguire il richiamo anche quando non abbiamo la più pallida idea di dove andare, di quale direzione prendere, e per quanto tempo. Sappiamo soltanto che dobbiamo alzarci e andare a vedere. Per un po', vagando alla ricerca di ciò che ci chiama, può capitarci di incespicare nell'oscurità ma, siccome siamo riuscite a non escluderci la possibilità di essere chiamate dal selvaggio, invariabilmente finiremo con l'inciampare nella pelle di foca. *
Scrivo la mia lista come respirassi sott'acqua utilizzando le pinne per scendere in profondità e la natura umana per riemergere.
La donna mediale, la chiama Clarissa Pinkola Estès, colei che sta fra il mondo della realtà consensuale e quella dell'inconscio mistico, e media fra i due. (...) E' colei che partorisce nuove idee, scambia quelle vecchie con altre innovative, trasla fra il mondo del razionale e quello dell'immaginario.
Spogliandomi dei personaggi interpretati recupero lentamente la mia pelle-anima, ho la mia offerta da lasciare al mare adesso, e il mare m'ha già dato il suo dono, perchè come diceva Jung :
" Quando lo spirito si appesantisce si trasforma in acqua. Pertanto la via dell'anima, porta all'acqua".
Buona Luna Piena 
che torniate ad essere sirene o foche, che vi sia restituita la vostra pelle-anima.

Emanuela Pacifici

* citazioni dal libro Donne che corrono coi lupi - Clarissa Pinkola Estès

martedì 29 agosto 2017

* Il Dono dell'Invisibilità* la chiave del mondo delle storie



:-  Per raccontare le storie devi farti invisibile.
Il fuoco aveva consumato tutta la legna, crepitava ancora avvolgendo un tizzone rovente, mi lacrimavano gli occhi, forse per via del fumo, forse perchè la mente tentava inutilmente di afferrare il concetto di invisibile.
:- Invisibile? cioè trasparente? 
:- Non visibile, tu non devi apparire. Altrimenti racconterai solo e soltanto la tua storia. Devi smontare qualsiasi personaggio hai costruito. Ogni identità. Allora sarai invisibile e potrai entrare nel mondo delle storie.
:- Tu puoi aiutarmi?
La vecchia ripose nella tasca del consunto grembiule il gomitolo con il quale aveva fino a quel momento tormentato il gatto facendolo girare e saltare senza mai concedergli di sfiorare la finta preda.
:- Ti sto aiutando. Questa è la chiave della porta del mondo delle storie, l'invisibile è la chiave.
Se appartieni al mondo non potrai entrare; solo l'invisibilità, la rinuncia ad apparire, alla tua importanza personale può condurti oltre il confine.
:- Quindi per raccontare storie non devo più essere io?
:- Io chi? - la donna sorrise accarezzando lentamente il folto pelo rossiccio del gatto che s'era accoccolato fra il suo ventre e il tepore del fuoco.
:- Io, Io.
:- Tu sei sicura di essere Io?
Scossi la testa, strizzando gli occhi.
:- Mi confondi.
:- Se davvero fossi certa di chi è Io non ti confonderesti.
:- Stai giocando?
:- Si, anche. Gioco. Per diventare invisibile devi sapere giocare, sai giocare?
:- Per me questa è una cosa seria!
Le parole mi scapparono dalla bocca, dure, fredde, tanto che il gatto saltò via dal grembo della donna.
:- Anche per me, per questo gioco. Non diventerai invisibile se dai troppa importanza a quello che sei e a quello che appare, se non sai giocare a cambiare ruolo, se non sai spogliarti e ammettere di non essere quello che chiami Io, non otterrai il dono dell'invisibilità.Vedi il gatto ora?
:- No.
:- Lui è scomparso, è invisibile. E' diventato il mobile dietro il quale si nasconde e se non sei invisibile come lui non lo troverai.
Le storie sono invisibili, non appartengono al mondo del manifesto, se non assumi la loro stessa sostanza non puoi oltrepassare la porta.
:- Quindi devo giocare alla donna invisibile.
La vecchia rise sonoramente.
:- Devi giocare ad essere e diventare quello che devi raccontare. Raccontami il fuoco.
:- Il fuoco?
:- Si, la storia che ti sta raccontando il fuoco di questo focolare.
:- Crepita, scoppietta, sfuma e si nasconde fra le crepe del legno.
:- E' una storia? è quello che hai visto,non l'invisibile. Ora diventa invisibile e dai voce al fuoco.
Chiusi gli occhi e dimenticai chi ero, cosa volevo, semplicemente ascoltai e la voce del fuoco mi inondò la gola, iniziai a raccontare il ricordo di una scintilla, quando la vecchia mi fermò bruscamente
:- Chi sei?
:- Sono il fuoco- risposi.

Emanuela Pacifici







Immagine René Magritte, il pensiero che vede

domenica 20 agosto 2017

* Di come un'eclissi, uno specchio di ossidiana e un eroe salvarono il mondo dalla guerra*



C'era una volta un eroe
da cosa si riconosce un eroe, direte voi?
Dal cuore impavido e dal fatto che aveva accettato di compiere un lungo viaggio, lontano dal suo regno e dalla sua vita comoda e ordinaria, per cercare un tesoro.
Era un vero eroe.
L'unico indizio che aveva ricevuto prima della partenza da una pietra parlante, era stato quello di cercare nell'ombra. Il tesoro era molto importante per l'eroe, il suo regno era stato colpito dall'oscuro sortilegio dell'apparenza lanciato dal potente Mago nero, che per impadronirsi del trono, aveva incantato tutto il popolo facendo apparire buono ciò che non lo era e cattivo ciò che fino ad un momento prima era stato considerato una benedizione.
Così, il re amato da tutti, fu presto esiliato nella foresta e il Mago nero salì sul trono.
L'eroe era in realtà un mercante che viaggiava molto e grazie alla lontananza da casa era sfuggito al sortilegio dell'apparenza. Al suo ritorno aveva trovato il regno completamente avvolto dalla nube della malvagità. Tutti cercavano di fare del proprio meglio per apparire migliori, anche se questo significava compiere azioni malvagie. Il sovrano stesso incoraggiava ogni sorta di ingiustizia così anche lui appariva ai suoi occhi e agli occhi degli altri, degno di stima e rispetto.
L'eroe come unico superstite fu convocato dal re esiliato, mentre il sovrano buono, rinchiuso in una torre al centro della foresta, gli affidava la sua missione, l'eroe si accorse che ogni cosa aveva una voce. 
La pietra gli consigliò di cercare nell'ombra, l'albero aiutato dagli insetti tessitori creò per lui un mantello fatto di tela di ragno che gli avrebbe garantito l'invisibilità e il ruscello spinto dal potente vento delle montagne tracciò per lui un percorso lungo la foresta.
Il viaggio del nostro eroe durò molti anni, più di venti, dicono alcuni. Ogni tanto riceveva notizie della crudele sorte del suo regno, il Mago nero non faceva altro che dichiarare guerra ai regni vicini, sembrava addirittura che avesse costruito un altissimo muro per non permettere a nessuno di entrare nel suo regno. L'eroe cercò il tesoro in ogni buio anfratto, nelle più scure caverne, invisibile a tutti riusciva ad entrare anche nei luoghi segreti, seguiva con costanza e incrollabile fiducia il corso del fiume. 
Finché nel mezzo di una giornata di splendente sole, uno strano fenomeno celeste avvenne sotto i suoi occhi. Il sole divenne nero, tutto i oscurò, calò un lungo e innaturale silenzio e il lago davanti al nostro eroe rifletté l'oscura sfera celeste. L'eroe nonostante lo stupore e la paura, si tuffò nel lago proprio dove il sole nero era riflesso e si lasciò inghiottire dalla profonda oscurità dello specchio d'acqua. Proprio sul fondo, uno sbrilluccichio attirò l'attenzione dell'eroe che si spinse più a fondo che poteva, senza fiato, con il terrore di annegare e la forza di chi crede di poter cambiare il mondo.
Afferrò il tesoro e poi si abbandonò alla corrente che privo di sensi lo depose sulle sponde del lago.
Quando l'eroe si risvegliò da quella che parve una caduta nell'abisso, il cielo era illuminato dal sole splendente, accanto a lui c'era uno specchio nero arricchito da una sontuosa cornice d'argento. L'ero si accorse che il fiume che l'aveva condotto fin lì si univa al lago terminando il proprio viaggio, come lui, in quel luogo. 
Passarono ancora molti anni ma l'eroe riuscì a tornare a casa, mostrò al re ancora imprigionato il suo tesoro.
:- Uno specchio di ossidiana, è un potente oggetto magico! ora va e libera il mio popolo!
La terra che accolse il ritorno del nostro eroe era una terra devastata da guerre e morte, tutti gli abitanti erano stati addestrati ed ora non avevano altro scopo che uccidere e saccheggiare gli altri regni e il Mago nero era divento il signore della guerra.
L'ero camminò fino al campo di battaglia dove il Mago ed i guerrieri festeggiavano l'ultima sanguinosa vittoria, scelse una collina che gli permetteva di osservare ogni cosa senza essere visto, sollevò lo specchio di ossidiana verso il sole splendente, di nuovo il sole divenne nero, un'onda silenziosa sembrò scuotere la terra e le profondità di ogni essere vivente.
Dal profondo lago dell'anima di ognuno emerse ciò che non voleva essere visto, si udirono urla di terrore, pianti di pentimento, il sortilegio era spezzato.
Il mago vide la propria malvagità ma quello che lo uccise fu vedere una scintillante goccia d'amore in quell'oscuro abisso della sua anima.
Alcuni non riuscirono a guardare nelle profondità di se stessi e così come il Mago persero la loro vera occasione di vittoria, altri si perdonarono, altri ancora iniziarono una nuova guerra questa volta contro la propria ombra.
Il re esiliato tornò a regnare, lo specchio di ossidiana sciolto l'incantesimo si frantumò in mille e mille pezzi uno per ogni abitante del regno.

Emanuela Pacifici


domenica 13 agosto 2017

* Il canto dell'orsa * una fiaba di redenzione






Una volta alle donne non era permesso andare su per la montagna durante il loro tempo della luna, a causa degli orsi. Gli orsi hanno un naso grande e sensibile, avrebbero sentito l’odore del tempo femminile ed avrebbero pensato che fosse un’orsa e cercato di accoppiarsi. Non intendevano fare alcun male probabilmente, ma venire abbracciate da un grande orso maschio è il modo migliore per finire in un brutto stato. Così la casa dell’attesa era sempre protetta dagli orsi e le donne stavano lontane dalle montagne.
C’era una giovane donna che obbediva a tutte le leggi di purificazione, e non andava mai alle colline durante il suo tempo della luna, e faceva tutte le cose che dovevano esser fatte, ma si ritrovò ugualmente amata da un orso. Quello che successe fu che l’orso la vide e semplicemente se ne innamorò. Tenero e sciocco come chiunque quando il fulmine dell’amore lo colpisce. L’orso pensò che la ragazza si sarebbe spaventata, così si nascose tra i cespugli e non cercò mai di toccarla o di parlarle, la guardò solamente. La guardava con i suoi piccoli occhi tondi e sospirava d’amore. Guardava la giovane donna pescare e la guardava raccogliere le bacche. La guardava camminare e la guardava ridere, per giorni. Fremendo d’amore e pensando che non ci sarebbe mai stata alcuna speranza per questo amore.
Ebbene, un giorno la giovane donna ritornò dopo aver raccolto del cibo, si fermò alla polla d’acqua dolce e fece un bagno. Si tolse i vestiti, camminò lentamente verso la pozza e nuotò un poco. Stette con l’acqua fino a metà gamba e si piegò a lavarsi la faccia. Si distese sull’acqua e si lavò i capelli. Si alzò con i capelli gocciolanti lungo la schiena, si sdraiò sulla sabbia morbida e si strofinò il corpo rotolandosi da una parte all’altra. Poi si girò e guardò dritto verso il cespuglio in cui si nascondeva l’orso.
:- So che sei li- rise la giovane donna .
:- So che mi stai seguendo. Che mi stai guardando. Spaventando i pesci nella mia direzione perché possa prenderli. Esci fuori da quel cespuglio e lascia che io ti veda.-
E L’orso rimase proprio stupefatto, ma si alzò in piedi, con la luce del sole che brillava sul suo pelo, e camminò verso la polla di acqua dolce, emozionato come chiunque altro quando la persona che amiamo si accorge di noi per la prima volta.
:- Entra nell’acqua.-
Lo invitò la giovane donna, e l’orso entrò nell’acqua, e nuotarono insieme e si schizzarono, e la ragazza afferrò con le proprie dita la spessa pelliccia dell’orso, e l’orso nuotò, trainando facilmente la giovane donna. Poi si sdraiarono ad asciugarsi al sole e l’orso fissava la giovane donna desiderando di toccarla e di amarla.
:- Ti amo.-
Riuscì a dire l’orso nonostante la voce gli si fosse bloccata in gola.
:- Perché ti nascondevi?- chiese la giovane donna.
:- Come potrebbe una bellissima donna come te amare un orso?- e una lacrima scese dall’occhio del povero orso.
Allora la giovane donna prese la testa dell’orso, se la mise in grembo e carezzò il suo pelo e baciò il suo naso e disse :- Ma tu sei bellissimo. Forte e gentile e bellissimo ed anche io ti amo.-
:- Sono un orso femmina.- disse l’orso.
La giovane donna rimase seduta per molto molto tempo e poi rise e disse :- Se posso amare una creatura d’aspetto così diverso dal mio come te, perché dovrebbe importarmi se sei un orso maschio o un orso femmina? Ti amo orsa. Ti amerei anche se tu fossi magra o se fossi grassa o se fossi più alta o se fossi più piccola, perché è l’amore in te che io amo, è la bellezza in te che io amo. Comunque – disse ridendo la giovane donna- carne ed ossa non contano nulla, è quello che c’è dentro che conta, lo spirito d’amore.-
E lei si alzò e l’orsa si alzò, la giovane donna indossò il suo vestito, prese per la zampa l’orsa e camminò via con lei, su per la montagna, alla caverna in cui l’orsa viveva ed entrarono e si amarono. Ne freddo inverno dormivano insieme e la pelliccia spessa dell’orsa le teneva entrambe al caldo, ed in primavera uscivano insieme dalla caverna e danzavano, pescavano, ed erano felici. E l’orsa compose un canto per la giovane donna e glielo cantò, e lei era felice. E se la gente ne parlò, parlò della meraviglia di una donna e di un’orsa che vivevano insieme ed erano felici, perché la disposizione della carne e delle ossa non conta nulla.(...)


E quando vai in montagna, che sia o non sia il tuo tempo della luna, indossa un campanello, affinché gli orsi ti sentano e sappiano che sei loro amica.

Lo spirito della bellezza
è venuto con me.
Lo spirito della bellezza
Ha lasciato i suoi amici e la sua famiglia
Per venire con me.
Se la sua famiglia dovesse venire
A portarmela via
Io morirei.

Lo spirito della bellezza
Cammina con me.
Raccoglierò bacche per lei
E tuberi e radici sulle colline.
Farò di tutto per farla felice,
danzerò per lei, la terrò calda.
Ho scritto questo canto per lei.
Lo canto ora per lei.

Lo spirito della bellezza
È venuto con me.






Le figlie della Donna di Rame – Anne Cameron

* immagine Jackie Morris art

giovedì 10 agosto 2017

* De.Sidera* la notte in cui caddero tutte le stelle





Nessuno ricorda quando è accaduto, 
certo che fu una notte strana quella, tutti a guardare il cielo e il cielo era vuoto, dov'erano finite le stelle? e le galassie? nessuna luce, neanche un lieve luccichio. Improvvisamente il cuore dei molti che osservavano il cielo scuro si riempì di nostalgia, forse non sarebbe cambiato nulla sulla Terra, forse era un fenomeno, benché assai strano, solo momentaneo. Con questa speranza tutti andarono a dormire, aspettando la notte successiva per alzare di nuovo gli occhi e vedere le stelle.
Niente, ancora solo buio pesto, ancora solo una solitaria luna ma, nessuna stella.
Fu grande la delusione di ognuno, e altrettanto grande la preoccupazione. Il governo stesso si mobilitò in cerca delle stelle, consultarono i più grandi esperti astronomi e astrofisici, ma nessuno aveva una spiegazione certa. Si fecero molte ipotesi, alcune assai fantasiose, forse il cielo notturno era in realtà oscurato da una nube spessa che copriva la luce delle stelle, ma in questo caso non avrebbe dovuto vedersi neanche la luna. Finché, un bambino che giocava ad esplorare una grotta non si accorse che nel profondo, profondissimo cunicolo che conduceva nel ventre della terra c'era una forte luce. Fu data la notizia, tutte le stelle erano state ritrovate, non si sapeva come ma erano cadute dal cielo ed erano accatastate in una profonda caverna. Ora, era importante riportarle in cielo.
Si provò a spararne alcune come fossero dei missili, ma ricaddero immediatamente sulla Terra, profondando negli abissi dell'oceano.
Fu istituita una commissione di scienziati per salvare il cielo stellato.
Partì una missione spaziale, ma una volta che le stelle venivano lasciate nel cielo ecco che ricadevano a terra. Fu un periodo molto triste per tutta l'umanità, finché un anziano saggio che viveva in solitudine nella più isolata foresta del mondo non si decise a raccontare al mondo cos'è che aveva fatto cadere tutte le stelle dal cielo.
:- Grandi pensatori, grandi conoscitori dell'universo, le stelle sono cadute dal cielo per i troppi desideri che gli esseri umani hanno lanciato nello spazio. Sono cadute tutte la notte del 10 agosto, ricordate? Voi avete una strana leggenda che parla di desideri e stelle cadenti? Ebbene in tanti avete desiderato vedere anche solo una stella cadente per esprimere il desiderio caro al vostro cuore.
Così l'universo che è molto generoso ha concesso ad ognuno di voi di vedere una stella cadente e il cielo è rimasto vuoto.
:- Grande saggio qual'è il tuo consiglio? come possiamo far tornare le stelle a splendere nel cielo?
La commissione speciale per salvare il cielo stellato ascoltò con grande attenzione le parole dell'anziano eremita.
:- Chiunque abbia espresso un desiderio guardando una stella cadente quella notte deve rinunciare al proprio sogno e lasciare che la stella torni a brillare nel firmamento.
Tutti i giornali, i presidenti dei governi, i re e le regine, ogni autorità chiese al proprio popolo di rinunciare ai desideri espressi quella fatidica notte, l'umanità tutta aprì il proprio cuore e lasciò tornare i sogni da dove erano caduti. Alcuni li trattennero ancora un pò, giusto il tempo di sentirli ancora fremere nel petto, poi però come lanterne luminose presero a volare nel cielo.
I'universo tornò a splendere quella notte, e miracolosamente, ogni uomo si rese conto che nel proprio cuore il desiderio più grande che aveva era quello di tornare a guardare le stelle.

Emanuela Pacifici



domenica 6 agosto 2017

* La luna e il volto dell'amore *




Nel pozzo la luna era appena velata da una patina perlescente, la vecchia era stata chiara, solo la luna piena poteva rispondere alla sua domanda, solo nel volto splendente della luna piena avrebbe riconosciuto il volto dello sposo.
:- Devi guardare la luna allo specchio e porle la domanda- la vecchia aveva concluso dicendo - perché l'amore è sempre un riflesso.
La giovane attraversò il giardino fino ad arrivare al pozzo, si guardò intorno assicurandosi che nessuno ascoltasse la sua voce che sussurrava alla luna.
:- Oh luna piena di sole come posso riconoscere l'amore? Troverò l'altra metà di me? saremmo così, come il sole e la luna stanotte, l'uno che risplende nell'altra?
Con un dito sfiorò l'acqua immobile producendo lievi increspature sull'immagine riflessa della luna, poi fu magia, una voce limpida e profonda riempì il suo cuore.


" E' difficile raccontarti l'amore,
perché l'Amore è un'esperienza, è azione.
L'Amore ignora le parole, perchè le parole attivano la mente, il giusto e lo sbagliato, il vero e il falso, e l'Amore non può vivere fra questi.
Amore è giusto e sbagliato,e' il vero e il falso, è l'esperienza che fai, è tutto ciò che ti crea, e ti cambia e ti spezza e ricostruisce.
Stai, lì ferma, cara anima ad aspettare l'Amore, aspetti che qualcuno bussi alla tua porta e sogni di sentirti dire :
- Ti ho cercato ovunque
Eccomi, oggi busso alla tua porta, all'unica porta che mi è concesso oltrepassare, il tuo cuore.
Eccomi, cara anima, busso e dico :
- Mi hai cercato ovunque, mi hai aspettato per millenni, ed io ero in ogni volto che hai incontrato, ero nelle mani che hanno asciugato le tue lacrime, ero quel sasso che ti ha fatto inciampare per insegnarti a rialzarti, ero sdraiato accanto a te quando il mondo sembrava crollarti addosso, ero il mondo che crollava ed ero anche il mondo che già stavi ricostruendo.
Lo so, ti conosco e conosco i tuoi sogni ad occhi aperti.
Sogni un principe coraggioso, sogni la scalata della torre, sogni di essere salvata da ogni tua inquietudine e solitudine. Eppure l'amore non ti salva dalla solitudine, né distrugge le torri che hai costruito intorno a te.
Tutto ciò che incontrerai nella tua vita, la meraviglia e il dolore, la nascita e il saluto, io sono lì, nelle mani di chi ti abbraccerà e in quelle di chi ti saluterà.

L'amore non ha un solo volto, non è sempre quello che pare salvarti, alle volte appare come il tuo carceriere, eppure è sempre e solo amore.
Cara anima non aspettare l'amore, permettiti di vederlo in tutto ciò che accade, non farti ingannare dalle illusioni romantiche, dal per sempre, dal felici e contenti.
L'amore non è interessato al tempo, né a renderti felice e contenta, l'amore vuole intensità ed esperienza, che sia un dramma o una commedia spesso questo lo decidi tu.
 Oh lo so, t'aspettavi un volto, un destino. Ora guarda bene, avvicinati alla mia immagine.

La giovane si sporse fino ad osservare il suo volto nell'immagine della luna piena e vide molti volti: il re e la matrigna, la vecchia saggia e il principe, i suoi amici animali e il lago d'argento, la strega e le fate buone, lei e l'intero suo viaggio.


" Ecco cara anima, credo di averti risposto, questo è l'amore. E' tutta la storia sempre. Anche quando non ha il volto che c'aspettiamo."


Emanuela Pacifici

* immagine Kay Nielsen

domenica 30 luglio 2017

* L'incantatrice, il potere dell'ego di lanciare incantesimi *



:- Si racconta di una tribù che viveva al confine di una fitta foresta, uomini, donne e anche bambini ora non esistono più. Un intero villaggio scomparve misteriosamente in una notte, rimasero tracce di vita, attrezzi, armi rudimentali e semplici capanne a ricordare a tutti i villaggi vicini che il confine non si attraversa, non si attraversa mai.
:- Un intero villaggio scomparso, e nessuno sa come scomparvero?
:- Oh, certo. Chiunque abbia mai desiderato attraversare il confine lo sa...
:- Questa è solo una storia per spaventarmi e convincermi a non allontanarmi da questo posto.
:- Questa è una storia per insegnarti ad attraversare i confini. So che vuoi andare, so che devi andare.
Sei nata all'alba e il tuo pianto è stato annunciato dal volo di un'aquila. Hai il dono del volo, chi possiede la piuma d'aquila non può fermare il proprio volo, nè io posso impedire il tuo. Eppure, questa storia che m'è stata donata quando ero una giovane donna come te, può aiutarti a non smarrire completamente la via per attraversare la foresta.
:- Racconta allora, partirò all'alba che il racconto sia finito o no.
:- La tribù Aya aveva scelto il confine della foresta per vivere, allontanandosi da tutti i villaggi che in quel tempo si erano stabiliti sulle sponde del fiume, per il loro spirito pacifico e perché Odissa, l'incantratrice, nacque da una donna Aya. Le donne durante la loro "luna" ricevevano da Odissa poteri misteriosi, solo le donne Aya riuscivano a sentire la voce dell'incantatrice. 
Credevano anche che Odissa li proteggesse dalle belve, fu così che durante quella notte la tribù la evocò. Un grande serpente minacciava da mesi il sonno del villaggio, aveva ucciso e morso due bambini, Odissa parve agli anziani la perfetta soluzione.
L'incantatrice fu richiamata dal profondo della foresta dal suono dei tamburi, dal fumo del legno di tuia e dai sibili delle donne che utilizzavano questo suono per chiedere la protezione di Odissa.
Mille serpenti uscirono dalla foresta prima dell'incantatrice, ma poi, Odissa apparve.
Tutto in quella creatura era stato creato per incantare.
La voce profonda e melodiosa, la pelle chiara e perlacea come la luna, i capelli lucidi e lisci come l'ebano. Tutto in lei era teso a irretire, incatenare lo sguardo e l'ammirazione di chi la invocava.
Nessuno si scoprì immune, anche il più saggio, anche la vecchia guaritrice, nessuno si salvò dal suo incantesimo.
Odissa non li uccise, fece in modo che ognuno smarrisse se stesso.
Richiamò dagli abissi di ogni uomo, donna o bambino il desiderio di piacere, di apprezzamento, di essere di più degli altri, speciale.
In quella terribile e lunga notte l'incantatrice sibilò ammaestrando ogni serpente che era custodito dentro gli esseri umani di quel villaggio.
Avevano chiesto di essere liberati dal maestoso serpente? Odissa accolse la loro preghiera.
Così per ottenere l'approvazione della bellissima creatura, ognuno portò offerte, cantò in suo onore, tutti mossi dal profondo desiderio di essere amati .
Io sono il più anziano e saggio.
Io sono la più bella.
Io sono il guerriero più coraggioso.
Io sono il miglior pescatore.
In quella notte ognuno perse la vera essenza di sé stesso per ottenere lo sguardo di approvazione di Odissa.
Tutti scomparvero nel fitto della foresta per non tornare mai più, inseguendo l'illusione di essere il migliore, il prescelto e l'incantatrice diede ad ognuno un motivo per seguirla e dimenticare gli altri.
Non esisteva più il villaggio, la madre, il figlio, l'amata, l'amato. Davanti ad Odissa ognuno era solo, l'incantatrice con il suo sibilo aveva bruciato ogni legame e distrutto ciò che rendeva davvero speciale ognuno, la rete invisibile e preziosa dell'incontro con l'altro. Erano tutti schiavi dell'incanto. Tutti schiavi di sé stessi e del proprio bisogno di apparire più dell'altro. 
Non tornò nessuno, forse alcuni sono ancora schiavi dell'incantatrice, molti altri uomini si sono smarriti nella foresta, forse Odissa ha incantato anche loro.
E' l'alba, partirai, varcherai i confini, ma ora sai che esiste un grande pericolo, fai attenzione, sii sempre vigile. L'incantatrice è astuta, non dimenticare mai chi sei per il bisogno di piacere a lei, non smarrire il tuo legame con la rete della vita, la tua preziosità nella trama d'oro dell'esistenza dove ogni filo ha il suo valore. Non permettere che ti incontri mai da sola, anche se viaggi in solitudine porti con te la tua famiglia, il tuo villaggio e tutti gli incontri che hai fatto e farai.
Questo ti proteggerà da Odissa. Ricordati non sei mai sola, nessuno è mai solo.
Ora va, porta con te il senso di questa storia, le storie, alcune, hanno il potere di proteggerti dagli incantesimi .

Emanuela Pacifici

sabato 22 luglio 2017

* Il Re e il Leone : Il cuore Sovrano *


C'era una volta un re ...
era un re molto giovane, non sapeva regnare e così intraprese un lungo viaggio in cerca del più saggio re che il mondo avesse mai conosciuto, il re della foresta maestosa.
Molte furono le prove che il piccolo re dovette affrontare, ma infine ebbe il privilegio di essere ricevuto dal potente Re Leone.
Il giovane re stanco e provato dal lungo cammino immediatamente chiese al saggio animale:
- Insegnami a regnare.
L'anziano leone rispose con la calma propria solo dei più valorosi sovrani:
- Tu vuoi regnare per diritto di nascita, ma un vero sovrano regna per la gioia che il suo trono porta nel regno. E' il cuore il vero Sovrano, non la mente.
Una decisione che proviene dal cuore e che non è dunque legata ai risultati che la mente si aspetta, possiede la spinta propulsiva del coraggio, essa arriverà esattamente dove deve arrivare.
La mente progetta, la mente ha bisogno di approvazione. Il cuore sa prendere le decisioni più coraggiose perché non sono legate al risultato ma all'azione.
Che tu possa essere coraggioso permettendo solo al cuore di ispirare le tue azioni, anche se queste risultano impopolari e non andranno a soddisfare i bisogni della mente.
E' il cuore che rende Sovrani, la mente crea solo sudditi.
L'anziano Re Leone lasciò il suo trono senza aggiungere altra parola.
Il piccolo re avrebbe dovuto vivere ancora a lungo e affrontare molte prove prima di comprendere profondamente le parole del leone e diventare veramente Sovrano del suo Regno.

Emanuela Pacifici


Ai selvaggi, ai bizzarri, ai meravigliosi.
A coloro che cavalcano le onde del mare e perdono di vista la riva.
A chi si libera delle regole, dell'etichetta, delle catene e parte alla ricerca della verità del proprio cuore.
A tutti i pezzi del puzzle scombinati, che non vengono invitati a partecipare al gioco della società, che restano indietro per imparare il proprio modo di volare, che nella sacra solitudine abbelliscono i cieli con le ali piene di libertà e la grazia del loro destino nato dall'anima incendiata.
Per i rari esseri ultraterreni che percorrono la strada meno affollata, che affrontano l'avventura con scopo e passione.
Ai ribelli, agli originali, alla solitudine che alimenta il loro spirito.
A chi non si conforma, nè torna indietro e non si fa da parte.
Per quelli che non sono nati per adattarsi ma per camminare gloriosamente altrove.
Per la tribù dei disturbatori che pensano fuori dagli schemi e sognano sui bordi dell'infinito.
A coloro che danzano anche se non conoscono i passi, che cantano anche se sono stonati e fuori sintonia.
Ai risvegliati il cui scopo è alimentare la propria anima e non morire di fame, il cui mantra è il battito del tamburo del proprio cuore e le infinite possibilità che scintillano all'orizzonte.
A quelli che hanno il coraggio di essere aperti, d'amare e vivere.
Ai maghi, ai mistici, agli incompresi.
Ai saggi che si muovono tra l'ombra e la luce.
A coloro che ululano alla Luna Piena e danzano nudi nei ruscelli.
A coloro che seguono la bussola dei loro cuori e credono nella stella polare del loro spirito.
Per chi ha il coraggio di cadere, di rompersi e frantumarsi.
Ai cacciatoti di tempeste , a voi anime antiche che camminate su questa Terra.
Allo spirito selvaggio, queste parole sono per te.*1



*1 Ara* Immagine Lucy Campbell "child king"

domenica 16 luglio 2017

Il nucleo numinoso dell'arte di raccontare ( Dove nascono le storie?)


La lingua della narrazione e della poesia è la formidabile sorella del linguaggio dei sogni.(...)
All'interno della psiche c'è una funzione per fare arte e poesia che emerge quando una persona spontaneamente o volutamente si avventura nelle vicinanze del nucleo istintivo della psiche.
Questo posto della psiche in cui i sogni, poesia e arte si incontrano costituisce il misterioso habitat della natura istintuale o selvaggia. Nei sogni e nella poesia contemporanei, nei più antichi racconti popolari e nei scritti dei mistici, l'ambiente del nucleo nel suo complesso è inteso come dotato di una sua vita specifica. Per lo più in poesia, in pittura, in danza e nei sogni è simboleggiato da un elemento vasto come l'oceano, la volta del cielo, il fertile suolo della terra, oppure come una potenza dotata di personalità .
Dal nucleo, materiali e idee numinose affiorano, lievitano attraverso la persona che esperisce "questo essere ricolma di qualcosa diverso dall'io". Molti artisti portano i materiali e le idee nate dall'Io sul bordo del nucleo e ve li lasciano cadere, giustamente intuendo che verranno restituiti rinnovati dal notevole senso psichico della vita propria del nucleo. Si verifica un improvviso e profondo risveglio, un cambiamento o un'informazione dei sensi, dello stato d'animo o del cuore dell'essere umano. Quando si è appena informati, l'umore cambia. E quando cambia l'umore, cambia anche il cuore. Ecco perchè le immagini e il linguaggio che sorgono dal nucleo sono tanto importanti. Insieme, hanno il potere di trasmutare una cosa in un'altra in un modo che è difficile e tortuoso compiere soltanto con la volontà. In questo senso il Sé istintuale è nel contempo guaritore e portatore di vita.*

Dove nasce la poesia? dove prende vita un racconto? dove erano conservate le parole portatrici di guarigione e auto-conoscenza? Ogni volta che attraverso il silenzio dell'Io affiora il linguaggio del nucleo, il canto profondo e libero dal mondo e dalle circostanze esteriori ecco che le parole possiedono il potere magico di creare nuovi panorami.
La poesia, la narrazione, l'immaginazione non provengono dal mondo visibile, sono piuttosto messaggeri del mondo oltre il mondo. Attraverso la parola o l'immagine hanno il compito di "traghettare" nei regni dove i sensi o la mente o semplicemente tutte le informazioni che provengono dal mondo visibile non hanno possibilità di accedere.
E' così che un racconto, una poesia, un dipinto divengono "arche" di alleanza fra il mondo dei sensi e il mondo del Sè, richiamando alla coscienza la presenza di altri livelli e strati di esperienza, di apertura, di altezza o profondità.

Emanuela Pacifici
* Clarissa Pinkola Estés - Donne che corrono coi lupi

* La voce dell'autunno *

21 Settembre 2017 E' l'equinozio d'autunno esco a raccogliere foglie cadute, voglio usarle per creare il mio albero pers...