domenica 30 luglio 2017

* L'incantatrice, il potere dell'ego di lanciare incantesimi *



:- Si racconta di una tribù che viveva al confine di una fitta foresta, uomini, donne e anche bambini ora non esistono più. Un intero villaggio scomparve misteriosamente in una notte, rimasero tracce di vita, attrezzi, armi rudimentali e semplici capanne a ricordare a tutti i villaggi vicini che il confine non si attraversa, non si attraversa mai.
:- Un intero villaggio scomparso, e nessuno sa come scomparvero?
:- Oh, certo. Chiunque abbia mai desiderato attraversare il confine lo sa...
:- Questa è solo una storia per spaventarmi e convincermi a non allontanarmi da questo posto.
:- Questa è una storia per insegnarti ad attraversare i confini. So che vuoi andare, so che devi andare.
Sei nata all'alba e il tuo pianto è stato annunciato dal volo di un'aquila. Hai il dono del volo, chi possiede la piuma d'aquila non può fermare il proprio volo, nè io posso impedire il tuo. Eppure, questa storia che m'è stata donata quando ero una giovane donna come te, può aiutarti a non smarrire completamente la via per attraversare la foresta.
:- Racconta allora, partirò all'alba che il racconto sia finito o no.
:- La tribù Aya aveva scelto il confine della foresta per vivere, allontanandosi da tutti i villaggi che in quel tempo si erano stabiliti sulle sponde del fiume, per il loro spirito pacifico e perché Odissa, l'incantratrice, nacque da una donna Aya. Le donne durante la loro "luna" ricevevano da Odissa poteri misteriosi, solo le donne Aya riuscivano a sentire la voce dell'incantatrice. 
Credevano anche che Odissa li proteggesse dalle belve, fu così che durante quella notte la tribù la evocò. Un grande serpente minacciava da mesi il sonno del villaggio, aveva ucciso e morso due bambini, Odissa parve agli anziani la perfetta soluzione.
L'incantatrice fu richiamata dal profondo della foresta dal suono dei tamburi, dal fumo del legno di tuia e dai sibili delle donne che utilizzavano questo suono per chiedere la protezione di Odissa.
Mille serpenti uscirono dalla foresta prima dell'incantatrice, ma poi, Odissa apparve.
Tutto in quella creatura era stato creato per incantare.
La voce profonda e melodiosa, la pelle chiara e perlacea come la luna, i capelli lucidi e lisci come l'ebano. Tutto in lei era teso a irretire, incatenare lo sguardo e l'ammirazione di chi la invocava.
Nessuno si scoprì immune, anche il più saggio, anche la vecchia guaritrice, nessuno si salvò dal suo incantesimo.
Odissa non li uccise, fece in modo che ognuno smarrisse se stesso.
Richiamò dagli abissi di ogni uomo, donna o bambino il desiderio di piacere, di apprezzamento, di essere di più degli altri, speciale.
In quella terribile e lunga notte l'incantatrice sibilò ammaestrando ogni serpente che era custodito dentro gli esseri umani di quel villaggio.
Avevano chiesto di essere liberati dal maestoso serpente? Odissa accolse la loro preghiera.
Così per ottenere l'approvazione della bellissima creatura, ognuno portò offerte, cantò in suo onore, tutti mossi dal profondo desiderio di essere amati .
Io sono il più anziano e saggio.
Io sono la più bella.
Io sono il guerriero più coraggioso.
Io sono il miglior pescatore.
In quella notte ognuno perse la vera essenza di sé stesso per ottenere lo sguardo di approvazione di Odissa.
Tutti scomparvero nel fitto della foresta per non tornare mai più, inseguendo l'illusione di essere il migliore, il prescelto e l'incantatrice diede ad ognuno un motivo per seguirla e dimenticare gli altri.
Non esisteva più il villaggio, la madre, il figlio, l'amata, l'amato. Davanti ad Odissa ognuno era solo, l'incantatrice con il suo sibilo aveva bruciato ogni legame e distrutto ciò che rendeva davvero speciale ognuno, la rete invisibile e preziosa dell'incontro con l'altro. Erano tutti schiavi dell'incanto. Tutti schiavi di sé stessi e del proprio bisogno di apparire più dell'altro. 
Non tornò nessuno, forse alcuni sono ancora schiavi dell'incantatrice, molti altri uomini si sono smarriti nella foresta, forse Odissa ha incantato anche loro.
E' l'alba, partirai, varcherai i confini, ma ora sai che esiste un grande pericolo, fai attenzione, sii sempre vigile. L'incantatrice è astuta, non dimenticare mai chi sei per il bisogno di piacere a lei, non smarrire il tuo legame con la rete della vita, la tua preziosità nella trama d'oro dell'esistenza dove ogni filo ha il suo valore. Non permettere che ti incontri mai da sola, anche se viaggi in solitudine porti con te la tua famiglia, il tuo villaggio e tutti gli incontri che hai fatto e farai.
Questo ti proteggerà da Odissa. Ricordati non sei mai sola, nessuno è mai solo.
Ora va, porta con te il senso di questa storia, le storie, alcune, hanno il potere di proteggerti dagli incantesimi .

Emanuela Pacifici

sabato 22 luglio 2017

* Il Re e il Leone : Il cuore Sovrano *


C'era una volta un re ...
era un re molto giovane, non sapeva regnare e così intraprese un lungo viaggio in cerca del più saggio re che il mondo avesse mai conosciuto, il re della foresta maestosa.
Molte furono le prove che il piccolo re dovette affrontare, ma infine ebbe il privilegio di essere ricevuto dal potente Re Leone.
Il giovane re stanco e provato dal lungo cammino immediatamente chiese al saggio animale:
- Insegnami a regnare.
L'anziano leone rispose con la calma propria solo dei più valorosi sovrani:
- Tu vuoi regnare per diritto di nascita, ma un vero sovrano regna per la gioia che il suo trono porta nel regno. E' il cuore il vero Sovrano, non la mente.
Una decisione che proviene dal cuore e che non è dunque legata ai risultati che la mente si aspetta, possiede la spinta propulsiva del coraggio, essa arriverà esattamente dove deve arrivare.
La mente progetta, la mente ha bisogno di approvazione. Il cuore sa prendere le decisioni più coraggiose perché non sono legate al risultato ma all'azione.
Che tu possa essere coraggioso permettendo solo al cuore di ispirare le tue azioni, anche se queste risultano impopolari e non andranno a soddisfare i bisogni della mente.
E' il cuore che rende Sovrani, la mente crea solo sudditi.
L'anziano Re Leone lasciò il suo trono senza aggiungere altra parola.
Il piccolo re avrebbe dovuto vivere ancora a lungo e affrontare molte prove prima di comprendere profondamente le parole del leone e diventare veramente Sovrano del suo Regno.

Emanuela Pacifici


Ai selvaggi, ai bizzarri, ai meravigliosi.
A coloro che cavalcano le onde del mare e perdono di vista la riva.
A chi si libera delle regole, dell'etichetta, delle catene e parte alla ricerca della verità del proprio cuore.
A tutti i pezzi del puzzle scombinati, che non vengono invitati a partecipare al gioco della società, che restano indietro per imparare il proprio modo di volare, che nella sacra solitudine abbelliscono i cieli con le ali piene di libertà e la grazia del loro destino nato dall'anima incendiata.
Per i rari esseri ultraterreni che percorrono la strada meno affollata, che affrontano l'avventura con scopo e passione.
Ai ribelli, agli originali, alla solitudine che alimenta il loro spirito.
A chi non si conforma, nè torna indietro e non si fa da parte.
Per quelli che non sono nati per adattarsi ma per camminare gloriosamente altrove.
Per la tribù dei disturbatori che pensano fuori dagli schemi e sognano sui bordi dell'infinito.
A coloro che danzano anche se non conoscono i passi, che cantano anche se sono stonati e fuori sintonia.
Ai risvegliati il cui scopo è alimentare la propria anima e non morire di fame, il cui mantra è il battito del tamburo del proprio cuore e le infinite possibilità che scintillano all'orizzonte.
A quelli che hanno il coraggio di essere aperti, d'amare e vivere.
Ai maghi, ai mistici, agli incompresi.
Ai saggi che si muovono tra l'ombra e la luce.
A coloro che ululano alla Luna Piena e danzano nudi nei ruscelli.
A coloro che seguono la bussola dei loro cuori e credono nella stella polare del loro spirito.
Per chi ha il coraggio di cadere, di rompersi e frantumarsi.
Ai cacciatoti di tempeste , a voi anime antiche che camminate su questa Terra.
Allo spirito selvaggio, queste parole sono per te.*1



*1 Ara* Immagine Lucy Campbell "child king"

domenica 16 luglio 2017

Il nucleo numinoso dell'arte di raccontare ( Dove nascono le storie?)


La lingua della narrazione e della poesia è la formidabile sorella del linguaggio dei sogni.(...)
All'interno della psiche c'è una funzione per fare arte e poesia che emerge quando una persona spontaneamente o volutamente si avventura nelle vicinanze del nucleo istintivo della psiche.
Questo posto della psiche in cui i sogni, poesia e arte si incontrano costituisce il misterioso habitat della natura istintuale o selvaggia. Nei sogni e nella poesia contemporanei, nei più antichi racconti popolari e nei scritti dei mistici, l'ambiente del nucleo nel suo complesso è inteso come dotato di una sua vita specifica. Per lo più in poesia, in pittura, in danza e nei sogni è simboleggiato da un elemento vasto come l'oceano, la volta del cielo, il fertile suolo della terra, oppure come una potenza dotata di personalità .
Dal nucleo, materiali e idee numinose affiorano, lievitano attraverso la persona che esperisce "questo essere ricolma di qualcosa diverso dall'io". Molti artisti portano i materiali e le idee nate dall'Io sul bordo del nucleo e ve li lasciano cadere, giustamente intuendo che verranno restituiti rinnovati dal notevole senso psichico della vita propria del nucleo. Si verifica un improvviso e profondo risveglio, un cambiamento o un'informazione dei sensi, dello stato d'animo o del cuore dell'essere umano. Quando si è appena informati, l'umore cambia. E quando cambia l'umore, cambia anche il cuore. Ecco perchè le immagini e il linguaggio che sorgono dal nucleo sono tanto importanti. Insieme, hanno il potere di trasmutare una cosa in un'altra in un modo che è difficile e tortuoso compiere soltanto con la volontà. In questo senso il Sé istintuale è nel contempo guaritore e portatore di vita.*

Dove nasce la poesia? dove prende vita un racconto? dove erano conservate le parole portatrici di guarigione e auto-conoscenza? Ogni volta che attraverso il silenzio dell'Io affiora il linguaggio del nucleo, il canto profondo e libero dal mondo e dalle circostanze esteriori ecco che le parole possiedono il potere magico di creare nuovi panorami.
La poesia, la narrazione, l'immaginazione non provengono dal mondo visibile, sono piuttosto messaggeri del mondo oltre il mondo. Attraverso la parola o l'immagine hanno il compito di "traghettare" nei regni dove i sensi o la mente o semplicemente tutte le informazioni che provengono dal mondo visibile non hanno possibilità di accedere.
E' così che un racconto, una poesia, un dipinto divengono "arche" di alleanza fra il mondo dei sensi e il mondo del Sè, richiamando alla coscienza la presenza di altri livelli e strati di esperienza, di apertura, di altezza o profondità.

Emanuela Pacifici
* Clarissa Pinkola Estés - Donne che corrono coi lupi

Ade, il Re scorpione e la Grande Iniziatrice : Ecate, la Signora delle Porte, la Loba, la Raccoglitrice..

 " E' necessario che trasliamo la nostra coscienza nel punto centrale,  nel Sole, da dove possiamo osservare i comportamenti...